lunedì 3 marzo 2014

Cervelli in fuga

Ammettiamolo, la fuga di cervelli all’estero sta oramai prendendo sempre più la connotazione di una vera e propria piaga sociale, e a me come a chiunque altro capita più o meno ogni giorno di dover patire gli effetti collaterali di questo ineluttabile esodo
Facciamo attenzione però, esistono due tipi di cervelli in fuga; il primo è quello fatto di giovani ricercatori, accademici o semplici lavoratori consapevoli che in Italia non potranno mai ne realizzarsi e ne tantomeno valorizzarsi.Volendo potrei muovere mille critiche verso questa categoria, rea di lasciarmi in pasto ad un esercito di figli di qualcuno o di veline il cui unico merito scolastico è stato quel 30 e lode in Lewinskologia applicata, tuttavia la mia non vuol essere in alcun modo una critica verso questo gruppo… anzi, sono d’accordo con chi va a cercare un futuro fuori, lontano da questo sistema oligarchico e cannibalistico.No, la mia non è una critica verso i primi ma un accorato appello verso il secondo tipo di cervelli in fuga, a loro va questo messaggio:

Vi supplico… portatevi via anche il corpo perché mi sono rotto il cazzo di ritrovarmi sempre qualche imbecille lobotomizzato fra i piedi !!

Quando inizia ufficialmente l’estate?

Con i miei parametri alla vista del primo Canadair, si dai… quei bei aereoplanini gialli adibiti allo spostamento del mare verso zone montagnose?
Scherzi a parte, li vedo e mi sovvien l’eterno… che ci posso fare se ho sempre avuto sti caspita di neuroni dromomani?E non si scappa, puntualmente ogni anno alla vista del primo Canadair (oltre ai coglioni) mi girano sempre gli stessi pensieri; in Sicilia non è che c’abbiamo la foresta amazzonica, di boschi che avremo? Si e no meno del 15% del territorio.Di forze di polizia e compagnia bella invece? Difficile fare un calcolo, sinceramente non ci riesco proprio ma di sicuro sono un’infinità.A Fiumefreddo saremo all’incirca un 10.000 abitanti con un 20 vigili urbani? Fatti un giro e poi mi dici quanti ne vedi per le strade, il bello è che se ne hai bisogno ti puoi serenamente attaccare al tram, non sia mai che si ha necessità di una pattuglia della polizia o peggio ancora di dover fare una denuncia dai carabinieri… “Tonni domani che c’è il collega adibito apposito alle denunce in questione”, cchi ddici ?? Ma al corso i professori di Taliano dove ve li trovano?E non si riesce a farli schiodare da quegli uffici manco in caso di terremoto tranne ovviamente nei giorni della “Sagra del manganello”…

Ora, torniamo a noi, con una così esigua percentuale di territorio boschivo e un numero così alto di personale di polizia varia, ma dico io, ma glielo vogliamo fare guadagnare onestamente lo stipendio a questa élite di fannulloni privilegiati si o no? E volendo ci vuole anche poco, basta solo costruire una garitta ogni tot kmq. di bosco e metterci dentro un agente munito di fucile di precisione, becchi il piromane di turno? BAHMM, na bella fucilata in piena fronte e vedrai che quello di alberi non ne brucerà più.

C’era una volta James Bond…

E quelli erano bei tempi, nella peggiore delle ipotesi venivi seguito da un elegantone in smoking che prima di spararti sorseggiava il suo bel vodka martini agitato non mescolato.Cambiano i tempi, cambiano le spie e con loro cambiano anche gli spiati, ieri bastava che venivi dal freddo per essere una possibile minaccia, oggi ti basta tornare dal tabaccaio, anzi… non c’è manco bisogno che ti muovi da casa, loro debbono sapere cosa pensi, cosa fai, quali saranno le tue prossime mosse.Ma cosa cazzo ho ancora di cui non sono a conoscenza? Non mi avete già tolto tutto o sbaglio? Mi indottrinate fin da piccolo a non pensare e quei pochi pensieri che mi si concedono sono incanalati nelle uniche direzioni suggerite.Tutto nasceva nel lontano 1947 dall’UKUSA, un patto fra USA e GB a cui successivamente si vanno ad aggiungere Australia, Nuova Zelanda e Canada, l’UKUSA in pratica era un organismo che intercettava e analizzava ogni tipo di comunicazione militare possibile.Gli anni passano, le tecnologie crescono, si evolvono, cambiano, e mentre i vecchi nemici della guerra fredda si estinguono come dinosauri, cambiano anche gli obiettivi che da militari diventano così anche commerciali oltre che civili.Nasce Echelon, una nuova rete di stazioni che raccoglie i dati di 120 satelliti, da lì in poi siamo tutti possibili target, basta che il sistema intercetti una parola chiave per andare a finire in una cartellina del database, chi non ricorda quando scoppio il caso Echelon in Europa? Gli Stati Uniti boicottarono per un periodo di tempo tantissimi prodotti a marchio europeo solo perché l’Unione Europea si era ribellata allo spionaggio commerciale perpetrato dagli USA.E anche quello oramai è il passato, per questo settembre/ottobre è prevista l’ultimazione di un nuovo fantascientifico Grande Fratello, lo Utah Data Center, un centro di stoccaggio e analisi dati da paura, basti solo pensare che è capace di archiviare dati per almeno 5 zettabytes, e se si pensa che un zettabytes equivale a 1.099.511.627.776 gigabytes viene solo la pelle d’oca ad immaginare cosa non ci potresti mettere la dentro, ed io che mi sentivo un semidio con i miei 800 film su l’HD esterno da 1 tera… bah !!Torniamo a noi, ma tutti sti dati come li gestisci? Semplice, c’è un computerino chiamato Titan in grado di compiere 20.000 trilioni di operazioni al secondo, alla faccia dell’apparatourogenitalemascolino !!Ecco, a questo punto nasce però una nuova domanda; ma che caspita ci devi archiviare con quel coso? Di tutto, il sistema è in grado di collegarsi ad ogni cosa, da tutto il traffico internet a qualsiasi fesseria transiti sul tuo cellulare passando per le videocamere di sorveglianza del benzinaio di periferia e quelle oramai montate su treni e autobus.Proviamo domani a fare il nostro solito percorso con un occhio più attento, quante telecamere riusciremo a notare? E pensare che sono sempre in crescendo, l’ultima è che la polizia municipale di Torino ha adottato dei quadricotteri con webcam hd per il controllo del traffico.Ciliegina sulla torta… hanno inventato un algoritmo ad hoc in grado di interpretare i comportamenti umani e riconoscere e seguire un volto ovunque, ieri sera ti ha punto una zanzara e stamane ti sei grattato tre volte? Sei fritto, hai prestato perso e ricomprato quel libro a cui tenevi pagandolo con la carta? Sei fritto, ti sei perso e sei passato due volte dalla stessa strada per colpa del navigatore imbecille? Sei fritto, quel sistema ti seguirà fino alla tomba.Logicamente questo bel giocattolino sarà protetto da una struttura a prova di fine del mondo, non esisterà arma in grado di scalfirlo, un centro di 1,5 milioni di mq. completamente autonomo e indipendente, alimentato da una batteria atomica in grado di fornire energia per diversi anni anche se tutto intorno si spegne, viveri e generi di prima necessità sufficienti per un anno, e stiamo parlando di qualcosa che di solo hardware, software e manutenzione verrà a costare qualcosa come 4 miliardi di dollari.Ovunque andremo ci sarà sempre qualcosa che ci starà osservando e ascoltando, tu credi di guardare la televisione ma fra non molto sarà lei a guardare te, da parte mia ho sempre nutrito dei sospetti sulla mia macchinetta del caffè, una che fa un caffè così schifoso per chi lavora?E scherziamoci pure su, la verità è che ci stanno levando tutto e ci controllano già da oggi per ogni nostra possibile ribellione di domani, ci stanno togliendo la vita rimpiazzandola con una artificiale.Lo UDC è l’ultima tessera di un puzzle cominciato con la grande farsa dell’attacco alle torri gemelle, il suo scopo e quello di avere il controllo su tutto e tutti, l’ultima grande arma nelle mani della NSA, l’ultima sofisticata arma nelle mani di chi tira i fili della NSA.
Ah, piuttosto… quasi dimenticavo, se per caso ci capiterà di sentire dei rumori sospetti niente paura, è solo George Orwell che si rivolta nella tomba.



Tutte le vite che non ho vissuto

Periodicamente può succedere che il cervello emetta dei segnali d’allarme, una specie di Bip Bip tipo un radiofaro, alcune volte riusciamo a captarlo molte altre volte siamo più distratti del solito e ci sfugge. Non di rado capita che uno di quei segnali dica;


Ma io qui che cazzo ci sto a fare? Come ci sono finito?


Ti fermi un attimo, ti guardi in giro, fai una bella analisi e realizzi che è vero, ti rendi effettivamente conto che quella che stai facendo non è la tua vita, no, non è affatto la vita che ti eri immaginato, quella che ti eri prefissato o che per sommi capi avevi programmato per te, a quel punto una strana sensazione ti pervade e si amplifica in qualcosa di più tangibile, comprendi che è il grido di dolore di un’anima ferita, intrappolata in una tagliola che lì non doveva esserci, è un cocktail letale fatto di rabbia, insoddisfazione, amarezza, malinconia.


Non sono pensieri che ti entrano dentro senza preavviso, in realtà è un virus che ti porti dietro da una vita, è sempre stato lì, solo che a volte non basta trastullarsi nel ricordo di ieri per lenire il dolore di oggi, quel tipo di anestetico ogni tanto va in blocco e ti svela che quelli lì per terra non sono petali di rosa che qualcuno al tuo passaggio ha sparso in tuo onore, sono pezzi di te che hai perso per strada, sono piccoli frammenti del tuo cuore che la vita ti ha strappato a morsi.

No, la vita non era affatto un semplice corridoio che collega due stanze, alle tue spalle quella con il seggiolone e laggiù in fondo una sedia a dondolo, c’erano diramazioni e incroci, un po’ come le strade di una grande città nell’ora di punta e tu sei lì col tuo cappellino da baseball di lato sulla testa, i tuoi bei pantaloncini corti ed il preziosissimo zainetto che stai riempiendo strada facendo, sei lì praticamente smarrito e avulso con quel lontano ricordo della tua partenza e una vaga idea della tua meta. Si ma il problema rimane, come ci sono finito qui? A quale bivio non ho svoltato? Avevo una mappa? Un itinerario? Oppure ho lasciato che la folla mi spingesse nella sua direzione?

La prima cosa che istintivamente si fa è voltarsi indietro… caspita che ragnatela di strade e stradine! Plateiai e stenopoi si diramano e intersecano all’infinito e capisci solo adesso che tutti quei vicoli si andavano restringendo a imbuto man mano che ti ci addentravi, non era impossibile tornare indietro ma difficilissimo farci manovra. Per ognuna di loro c’era bisogno di una tassa di entrata, ecco… Per quella laggiù dovevo continuare gli studi, e si che a scuola ero una cima, ma come si fa a mettere un ragazzo di fronte ad un bivio? A sinistra ci sono i libri e 500 lire in tasca se non li spendi e a destra c’è un mondo pieno di vita che ti chiama a gran voce, Pinocchio ha venduto l’abbecedario per andare nel paese dei balocchi, e io che avevo meno di lui?

Per quell’altra bisognava far carriera nel lavoro, col mio caratterino ribelle e poco propenso alla sudditanza? Difficilina sta cosa anche se in effetti un lavoro stabile e soprattutto uno stipendio stabile e sicuro avrebbero potuto solo cambiare in meglio la mia vita. Per quella invece mi toccava sposare Genoveffa e per la traversa di fronte non dovevo sposarmi. Ah l’amore, quello strano sentimento che risiede fra l’esofago e la ragion pura, fatto di una materia biodegradabile che lo fa sciogliere alle prime lacrime autunnali (omissis).

Ogni singola strada principale, ogni quartiere, ogni singolo vicolo corrisponde ad una tua scelta o ad una scelta che qualcun altro ha fatto per te. Però, che strane creature siamo, imbocchiamo una nuova strada sempre con la stessa felicità ed euforia di un neonato che cerca di afferrare le farfalline che gli girano sopra la culla per poi sentirsi come un trapezista che al buio vola dall’altra parte con la speranza di trovare qualcuno che lo afferri.

Boh, col senno di poi siamo tutti grandi saggi ma sul momento chissà quali sono i meccanismi che ci portano al fare le nostre scelte di vita? Quelle che poi si ripercuoteranno sul nostro futuro e ovviamente sul futuro di chi di riflesso sarà influenzato dalle nostre scelte, gli antichi Greci ritenevano che il dio Fato era talmente potente e invincibile che anche gli dei erano alla sua mercé, ma quelle oramai sono storielle vecchie di tremila anni.

« Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare né sorgente che favella; l’acqua parlante si è ammutolita. »

Oddio, c’è sempre chi ancora oggi consulta la Sibilla ma oggi l’Oracolo di Delfi ha preso il nome di oroscopo, mi sono sempre chiesto come mai quel giorno che sono caduto con la mountain-bike tutti i capricorno non siano finiti all’ospedale per la stessa causa, sicuramente loro avevano letto l’oroscopo e si sono salvati, non c’è altra spiegazione.

Oggi siamo noi a creare il nostro Fatum, o meglio, principalmente noi con le nostre scelte e con il prezzo che sistematicamente diamo ad ogni nostra scelta, anche se, ahimè, spendiamo più energie nel dare un prezzo alle cose che per tentare di ottenerle, stiamo sempre lì ad affibbiare un valore a tutto, sopratutto ai sogni… magari per quelli la moneta si chiama coraggio, facciamo una stima di quel sogno e una volta stabilito valore e importanza ci accorgiamo che non abbiamo abbastanza temerarietà nel salvadanaio, facciamo spallucce e proseguiamo senza capire che potrebbe essere proprio quel sogno ad elargirci il mutuo per pagarlo, e chissà quante volte sarebbe bastato solo un piccolo obolo per imboccare una grande strada, nessuno ci ridarà tutte le vite che non abbiamo vissuto e nessuno ci perdonerà mai di non aver saputo cavalcare quel sogno.
Certo, capita anche che qualsiasi obolo versiamo quella sbarra non si alzi, se ne resta lì a precluderci il passaggio in attesa di chissà quale sacrificio o manufatto da inserire nell’incavo del muro manco fossimo Lara Croft, no, no, no, e che cazzo… vuoi una sigaretta? Bello sarebbe poter almeno vedere il trailer delle puntate successive per capire quale sarebbe la scelta di vita più giusta, ma è noto che all’inizio di ogni strada c’è solo la targa con il nome della via, nessuna posologia, nessun avvertimento sugli effetti collaterali, credo però che la cosa peggiore di tutte quando non si sa che direzione prendere sia quella di sedersi sul marciapiedi e aspettare quel qualcosa o qualcuno che ci indichi la via, magari una guida o magari quell’alba di un nuovo giorno che ci porterebbe nuova luce e nuova linfa, ma non sarebbe più semplice a quel punto andare verso est? Muoversi in direzione del sole senza aspettare che siano i suoi primi raggi ad arrivare da noi?
C’è anche da fare un’altra considerazione, non meno importante delle altre, qualcosa tipo il paradosso di Fermi con l’equazione di Drake, vabbè, lasciando perdere la fisica pura intendevo che a volte i punti segnati con la “X” sulla nostra mappa della vita risultano lontani non solo nello spazio ma anche nel tempo, quante volte si incontra la persona giusta nel momento sbagliato? E quante volte non abbiamo la maturità necessaria per sfruttare al meglio quel determinato evento?
Si sa, l’esperienza è quella cosa che si ottiene nel momento immediatamente successivo a quello in cui ti sarebbe servita, quell’insegnante crudele che prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione, la vita esige audacia e occorrerebbe saper riconoscere e cogliere sempre ogni opportunità perché prima o poi passa quel tram che va nella nostra direzione ma non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare, tuttavia è solo dopo esser giunti a destinazione che la nostra vera natura si rivelerà in totum, ognuno di noi può essere un costruttore o un giardiniere, i primi passeranno anni di duro lavoro nel costruire la propria esistenza ma prima o poi ultimeranno l’edificio e se da un lato potranno godere della propria opera dall’altro se pur ben riparati da quelle quattro mura non avranno altri stimoli, diverranno dei pantofolai e di quella casa vivranno solo il divano, i giardinieri invece saranno costantemente impegnati sia nella costruzione del giardino che nel suo mantenimento, soffriranno le intemperie, subiranno pioggia vento e sole a picco, avranno costantemente delle faccende da sbrigare, l’erba che cresce, quel ramo da potare, quella pianta da concimare, saranno quotidianamente vincolati ma guadagneranno sempre una nuova primavera, godranno sempre dello sbocciare di un nuovo fiore.
La cosa fondamentale non è tanto il trovare quel giardino da progettare e accudire o quell’edificio da costruire, quel tesoro da trovare ad ogni costo si rivelerebbe sempre una pragmatica utopia, no la cosa più importante e rintracciare prima gli strumenti per scoprirlo e poi se non lo si trova pazienza, avremo almeno tentato, Katsumoto nell’ultimo samurai diceva che il fiore perfetto è una cosa rara, se si trascorresse la vita a cercarne uno non sarebbe una vita sprecata.
A conti fatti avrei potuto vivere mille vite diverse da questa ma per un milione di motivi mi ritrovo qui, e senza nessun preconcetto fatalista o determinista mi sa che sia proprio questa la migliore delle mie vite possibili, o per meglio dire, la migliore fra tutte le portate del menu, perché purtroppo il più delle volte falla come vuoi ma sempre lì vai a finire, la nostra vita dipende essenzialmente da tutti gli incroci possibili e immaginabili e da tutti gli eventi che si verificano in essa, ma capita che indipendentemente dagli eventi, dalle collisioni che il nostro Fatum subisce ci si ritroverà sempre e inevitabilmente nello stesso posto anche se da altre vie, che si riesca o meno a prendere quella metropolitana prima o poi incontreremo sempre quella stessa persona che raccoglierà quel nostro orecchino caduto in ascensore (Sliding doors), nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola.
Ora, siamo sinceri… quello che di sicuro farà la differenza per chi parte per il viaggio della vita è il tipo di calzature che si ritroverà ai piedi, se il Papy danaroso equivale ad un bel paio di pattini, un’altro sarà degli scarponcini da trekking, un’altro ancora un paio di scarpette…
Quasi quasi mi torna in mente quella pubblicità del caffè quando a farla c’era Tullio Solenghi, vi ricordate? Era in paradiso e vedeva tutti gli altri con un bel paio di ali, chiede a San Pietro (Riccardo Garrone) come averle anche lui e quest’ultimo lo indirizza all’Ufficio ali, torna con un paio di alette piccole e insignificanti e alla domanda di San Pietro; Ma come viene a volare? Risponde;
Nzommaaa volo, volo basso, radente… Pietro queste m’hanno dato.

Qualcuno ha visto le mie infradito da qualche parte? Eppure ero convinto di averle messe qui da qualche parte, e vabbè… pazienza!!

La maledizione dello spirito libero

A volte mi capita di destarmi dal sogno della realtà, apro gli occhi e mi ritrovo al di là delle nuvole, oltre l’arcobaleno, come quei cavalieri solitari che alla fine del film si incamminano verso il tramonto, lontano da ogni dogmatico qualunquismo e da quel mondo fatto di regole che non accetta nessuna eccezione. Perché  non esiste niente di più devastante per uno spirito libero del dover cercare un equilibrio nel fango dei condizionamenti, il suo posto è lassù dove nessuna catena potrà mai raggiungerlo, dove è sufficiente la sola forza della mente per dilaniare il tempo e lo spazio. Lo spirito libero è fatto di una materia diversa da quella delle sbarre di qualsiasi gabbia, distanza o tempo per lui sono solo gradini su cui danza verso un elevazione superiore, verso la felicità della libertà.Ma la libertà così come la felicità è una dea malvagia che reclama costantemente sacrifici al proprio altare, esige coraggio, a volte solitudine, comunque abnegazione, libertà e felicità ci insegnano che il loro contrario non è rassegnazione ma paura, quella stessa paura del diverso che fa impantanare nella pubblica morale tutti gli uomini poveri di spirito. Esseri zavorrati dal conformismo capaci solo di piccoli balzi, schiavi nell’anima, senza nessuna apparente catena al piede e senza nessuna ipotesi di libertà, incrociano la vita ogni giorno ma non la riconoscono e proseguono sulla strada del convenzionalismo, anime ancora inscatolate di cui si è perso il libretto d’istruzioni. È più deleterio che rischioso mettere un’impermeabile al cuore, da quelle parti le zip si incastrano facilmente e alla lunga potresti non riuscire più a toglierlo. Bisogna invece capire che dentro il petto di ogni uomo batte il cuore di Jonathan Livingston, il cuore di quello spirito libero rinchiuso in noi che prima o poi si sveglia e reclamando grandi spazi ti fa capire che dopo un esistenza spesa a cercare di cambiare la vita alla fine e stata lei a cambiare te, o per meglio dire, se ne è rimasta lì buona buona aspettando pazientemente che tu cambiassi per lei. Dobbiamo solo trovare il coraggio di incamminarci nella direzione dei nostri sogni senza aspettare che siano loro a venire da noi, ricordandoci sempre che mai nessun amore e nessun dolore potranno cambiarci, loro riescono solo a tirar fuori una parte di noi che non conoscevamo, quel che succede non è un cambiamento ma un evoluzione. Trovare il coraggio del Siddharta principe e dare ascolto a quella vocina impercettibile che si leva dai meandri più profondi dell’anima e ci impone di partire alla ricerca di noi stessi come una foglia secca alla mercé del primo alito di vento e non come corpi celesti subordinati a precise leggi fisiche. Solo lasciandosi andare si potrà cadere verso l’alto ritrovando quell’ancestrale e congenito piacere del volo libero. Quel sogno di Icaro va realizzato ma partendo sempre dal presupposto che ovunque si decida d’andare bisogna prima di tutto ricordarsi di mettere il proprio corpo nella valigia. Non è poi così difficile ritrovare noi stessi, è più difficile ritrovare l’accendino dentro la borsa di una donna che il nostro io interiore sulle mille strade della vita. Come seguaci di una dottrina olistica dobbiamo principalmente imparare ad armonizzarci con i nostri centri sensoriali e in seguito con quello che ci circonda, autoistruirci all’apprendere, in tutto quello che incontriamo durante il nostro tragitto rivediamo noi stessi, il nostro riflesso, il riflesso della somma delle nostre esperienze, le cose non si vedono per ciò che sono ma per ciò che siamo, bisogna capire cosa raccogliere durante il viaggio della vita, non è vero che tutto fa esperienza, ci son cose che alla fine si rivelano solo inutili fardelli e come tali tolgono spazio a quello che utile potrebbe essere. Non bisogna mai smettere di cercare, ma durante la ricerca dobbiamo anche e soprattutto poter capire quando è ora di fermarci per godere di ciò che abbiamo trovato perché la vita non è una semplice somma di anni ma di puri attimi e noi siamo qui e adesso. Se vuoi conoscere il tuo passato, sapere che cosa ti ha causato, allora osservati nel presente, che è l’effetto del passato. Se vuoi conoscere il tuo futuro, sapere che cosa ti porterà, allora osservati nel presente, che è la causa del futuro.

Dal vangelo secondo Bennato

Sono sempre stato allergico alla televisione, l’ho sempre definita un “arma di distrazione di massa”, magari è per questo che alle notizie ci arrivo sempre per altre vie. Forse è un bene, forse arrivandoci in maniera diversa e senza prefiltraggio ho modo di poter pensare, rifletterci su.

Stasera arrivo a casa e aprendo la mail mi ritrovo due notizie di quelle che farebbero incazzare chiunque… figuriamoci uno come me che incazzato c’è nato.La prima è tanto assurda quanto di normale amministrazione.
http://it.notizie.yahoo.com/raccolta-fondi-deputati-spesati.html
La “Casta” non fa beneficenza, succede a Catania, dove per partecipare ad un torneo di beneficenza tra le nazionali; magistrati, amministratori locali e parlamentari, questi ultimi hanno preteso che fossero totalmente spesati, viaggio, vitto e alloggio.
Tipiche facce da culo ho subito pensato, ma poi continuando a leggere vedo che a fine partita quando qualcuno gli ha chiesto un piccolo contributo per l’acquisto di tre carrozzelle per bimbi disabili hanno rifiutato, Rifiutato? Gente che viaggia a zero spese, gente che dichiara un reddito di 1 milione e 800 mila euro l’anno si rifiuta?
Niente e nessuno li obbligava, figuriamoci, ma cazzo… vergognatevi buffoni.La seconda notizia non cambia di tanto dalla prima.
http://it.omg.yahoo.com/blog/oh-my-music/bufera-sul-festival-di-sanremo-commissariato-114118457.html?nc
Festival di Sanremo commissariato, e perché? Per l’intervento di Celentano? E che avrà mai detto?
Apro YouTube e mi vado a rivedere il molleggiato nazionale… parla di preti che si occupano di politica e non di religione, dice che giornali inutili come “L’avvenire” e “Famiglia Cristiana” andrebbero chiusi, si chiede come è possibile che la Corte Costituzionale bocci una raccolta di 1 milione e 200 mila firme per due quesiti referendari, e che avrà mai detto?
La verità, è questa la sua unica colpa, quella di aver espresso il suo pensiero di libero cittadino, ma purtroppo viviamo in una favola, purtroppo Mangiafuoco era in ascolto…

“Ma se scopre che i fili non ce l’hai, se si accorge che il ballo non lo fai allora sono guai e te ne accorgerai, attento a quel che fai, attento ragazzo che chiama i suoi gendarmi e ti dichiarerà pazzo.”


Non riusciamo ancora a capire quanto spesse stiano diventando le barre delle nostre gabbiette, non riusciamo ancora a comprendere che ci stiamo avviando a grandi passi verso uno stato di regime fascista e totalitario.
Svegliamoci, è ora di ribadire che siamo noi i sovrani e non i sudditi, è ora di prendere a calci in culo ogni politico e prete che ci capiti davanti. E che non mi si accusi di essere troppo crudo, faccio già un grande sacrificio a scrivere “Calcio in culo” al posto di qualcos’altro.

Chi è veramente Mangiafuoco ??

La storia del capitalismo è la storia della pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti.
(Ernesto Guevara de la Serna)



Prendiamone atto, siamo dei burattini nelle mani di un sistema capitalistico.
Ci basterebbe solo alzare lo sguardo per vedere almeno i contorni di Mangiafuoco, e invece no. Preferiamo restarcene lobotomizzati nel paese dei balocchi
Siamo disposti a pagare un prezzo assurdo per ogni nostro tanto agognato gadget, ci ripuliamo la coscienza facendo finta di non sapere quello che è il costo produttivo di tutto quello che “Dobbiamo” possedere.
Già… i costi di produzione, facciamo finta di non aver mai saputo che in Cina 15 operai di una fabbrica che produce componenti per telefonini minacciavano il suicidio per protestare contro le condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare, facciamo finta di non sapere che in tutto il mondo 400 milioni di bambini dai 5 ai 14 anni sono tenuti in schiavitù per stare 12 ore al giorno a cucire palloni, bambini che lavorano nelle miniere nei campi nelle fabbriche di mattoni, bambini costretti all’accattonaggio, bambini soldato, bambini usati come pezzi di ricambio per trapianti di organi, bambini costretti a prostituirsi, bambini vittime di turismo sessuale, bambini coetanei dei nostri figli o dei nostri amati nipotini che al contrario di loro le uniche catene che toccano sono quelle dell’altalena.




«Chi uccide un bambino spegne il sorriso di una fata… Mi batterò per liberare me stesso e i miei compagni di sventura dalle catene in cui mi trovo; non solo quelle che colpiscono i bambini, ma anche gli adulti, perché non può esserci benessere per i bambini finché gli adulti saranno offesi e sfruttati»
(Iqbal Masih)



Ma non c’è neanche bisogno di andare tanto lontano per vedere queste cose, proprio dietro l’angolo ci sono gli operai della FIAT, quelli che non si sono visti chiudere in faccia i cancelli della fabbrica come è successo a Termini Imerese e hanno ancora la “fortuna” di avere un posto di lavoro con un contratto da schiavo imposto dal servo Marchionne, eh si… lui poverino deve accontentarsi di  solo 3 milioni di stipendio annuo di fisso più bonus variabili e stock option per un valore totale di quasi quindici milioni di euro, che, in momenti particolarmente positivi per le azioni Fiat, possono lievitare fino a cento milioni.
In altre parole guadagna in un anno più di 6400 operai, qualcosa come 276.600 euro al giorno domeniche comprese, bell’esempio se lo paragoniamo alla nostra realtà dove tanti, troppi, padri di famiglia vanno a lavorare in nero per 30 euro al giorno. E quanti ragazzi senza un futuro ci sono in giro?
Pecunia non olet e di certo il guadagno val bene una vita, basti pensare a quanta gente muore ogni giorno di fame e di stenti nei villaggi Africani perché il proprio Paese pur navigando nell’oro è succube di un sistema di debito che non potrà mai onorare.
E quante vittime programmate ci sono nelle liste delle società farmaceutiche? Chiaro è che curare un malato rende molto di più che guarirlo, e che nessuno mi venga a raccontare che al giorno d’oggi non si potrebbe benissimo curare il 90% di tutto a cominciare da forfora e carie per finire a tanto altro che non sto qui ad elencare, ma a quel punto non potrei venderti a vita quel tal farmaco salvavita.
Purtroppo il gioco è tanto apparentemente semplice quanto intrinsecamente complicato, l’uomo comune è stato infettato dal consumismo instillato dal potere economico che a sua volta e manovrato dal signoraggio.
Signoraggio? E che roba è ??
Niente di che, solo quel branco di lupi sempre affamato che fa il bello o il cattivo tempo su nazioni e singoli.
Quelli che decidono chi mandare al potere.
Quelli che decidono se invadere o meno uno stato sovrano che non vuole piegarsi al loro volere, a quel punto tanto meglio… ogni guerra genera controllo politico economico e sociale oltre a debito pubblico, perché ogni conflitto non è mai fine a se stesso ma al debito che a sua volta produce.
Quelli che con 30 centesimi stampano una banconota da 100 euro facendocela poi pagare 103 euro.
Quelli che creano falsi nemici per spostare l’attenzione.
Quelli che ci fanno vivere in uno stato di perenne catalessi, in una sorta di libertà controllata.
Spero solo che riusciremo a svegliarci da questo torpore prima di ritrovarci in un mondo pieno solo di favelas e monti Olimpo.

Adoro le cose semplici

Adoro le cose semplici… La confortante apatia di certe domeniche mattina in cui il profumo di caffè si arrampica su quei primi raggi di s...