lunedì 3 marzo 2014

Ma il vero uomo che fine ha fatto?

O a dirla tutta… se mai sia esistito, oggi a chi potremmo darne la colpa del suo lento e inesorabile declino? Biologia, evoluzione culturale o cos’altro?
Di certo girano un po’ le palle vedere una categoria andare in frantumi, guardarsi in giro e vedere sempre più uomini depilati, ragazzini che non escono di casa se prima non si son fatti almeno mezz’ora di make-up con scalpo curatissimo e un filo di matita che non guasta mai.
Per carità, che non si legga nessun tipo di omofobia o inno al maschilismo fra queste righe, qui si parla di etero senza minimamente criticare l’orientamento sessuale che ognuno di noi ha.
La mia totale ignoranza in andrologia non mi da modo di capire che fine abbia fatto il testosterone, quell’ormone degli eroi, dei bruti e degli amanti secondo la definizione di Laurent Bègue, quell’ormone del potere tanto più presente negli animali quanto più alto è il posto che occupano nella scala gerarchica del proprio branco.
Decisamente la verità è un’altra, non la biologia ma l’evoluzione culturale dobbiamo mettere sul banco degli imputati, anch’essa a sua volta vittima di stereotipi che ci vengono continuamente bombardati da quella grande “Arma di distrazione di massa” che è Sua Maestà la Televisione.
Orbene, Sua Maestà ci propina ad ogni ora dei modelli di vita assolutamente irreali, ci comanda di pensare in un determinato modo, quelle rare volte che ci concede il lusso di farlo, ci dice che il vero uomo deve obbligatoriamente essere ricco bello e palestrato, nessun posto nella società per i tartaruga esenti, per chi a stento può mantenersi un’utilitaria e non l’ultimo modello di macchinone, ma queste sono solo alcune delle caratteristiche esteriori, caratterialmente invece come deve essere?
Decisamente sempre sicuro di se, mai nessun dubbio, nessuna lacrima, con un passato pieno di storia e un futuro ancora tutto da scrivere, capace di far cadere ogni sera le stelle per la sua donna e che la mattina dopo le raccolga con lei, ma anche se quelli oramai sono stereotipi superati e proprio lì che nasce la contrapposizione dei due desideri mai appagati nella donna, quell’antitesi che le porta a scegliere il classico pantofolaio che le infonda sicurezza e protezione per poi magari bramare un maschio che le sappia dare la giusta carica di adrenalina con la sua virilità, allora vien da chiedersi; dove sta il giusto equilibrio?
Di certo ogni uomo dovrebbe saper ascoltare la sua donna quando lo guarda e non quando gli parla, proteggerla con un abbraccio, farla sentire importante, dimostrarle che se anche potrebbe stare con mille altre donne sta con lei perché è lei che ha scelto

Non ricordo chi diceva che “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, la verità è che di certo noi maschi dominanti in realtà non abbiamo mai dominato, ci atteggiamo a gran conquistatori quando in realtà è sempre la donna a scegliere da chi come e quando farsi conquistare, amiamo ancora illuderci di essere dei cacciatori quando la realtà ci dice che siamo noi le prede.

L’universo visto attraverso gli occhi di Peter Pan

Nel corso degli ultimi secoli la medicina ha debellato molte malattie ma il potere ha fatto di più, ha cancellato dal nostro DNA il “Peterpanismo” rendendoci adulti seri e consapevoli sempre consci di quelli che sono i nostri doveri verso la società.
Già.. i doveri, bella parola, ma i piaceri che fine hanno fatto?
Quanti di noi sanno ancora vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino? Quanti sanno entusiasmarsi alla vista di un bel fiore? Quanti sanno inebriarsi del suo profumo? Quanti ancora hanno la capacità di ascoltare il silenzio, di saper percepire la storia che ogni singola ruga di un sasso o di un tronco d’albero possono raccontarci? E infine, quanti di questi sanno ancora farlo al 100%?
Ma ci siamo mai chiesti cosa è che inibisce queste nostre sensazioni? A mio modesto parere è l’educazione ricevuta, quella stessa educazione atta solo a trasformarci in tanti Capitani Uncino, quell’educazione che tende sempre più a formare l’adulto nel bambino.
Passiamo i migliori anni della nostra vita a subire quell’educazione ed il resto ad imporre quella stessa maledetta educazione che tanto abbiamo osteggiato da piccoli, ma è necessario restare bambini pur essendo divenuti adulti e recuperare la spontaneità, la creatività, la fantasia, il filosofo cinese Mencio, già nel terzo secolo a.C. diceva che l’uomo saggio conserva il suo abito mentale fanciullesco.
Non ci rendiamo più conto di quanto sia impoverita ed irrigidita l’espressione della nostra umanità, di quanto il modello di adulto proposto e a cui ci uniformiamo sia svuotato e inespressivo. Un adulto che non conosce più l’entusiasmo, che non stimola la propria curiosità, che stenta a meravigliarsi, che non sa godere il qui ed ora, che ha vergogna a dare voce alla propria emotività, che ritiene prova di autonomia non chiedere mai comprensione e carezze, ma che vita ha?
Giudichiamo infantile il gioco, releghiamo come svaghi attività come la danza o la musica, ci stupiamo se un individuo canticchia per strada trotterellando, pensiamo che sia svagato, sventato, infantile.
Tutti abbiamo sperimentato l’effetto rivitalizzante della compagnia di un bambino, la mobilità del suo pensiero, la vivacità dello sguardo pronto a stupirsi del perenne fluire delle cose, della meraviglia della vita. Frequentare i bambini ci ricarica, i bambini non hanno pregiudizi, vivono un’apertura incondizionata al nuovo.
Avete mai guardato negli occhi un neonato? E’ un’occasione per vedere l’universo con occhi diversi e senza dubbio quello sguardo ci conferma che il bimbo viene da lontano.Divenire come bambini significa allora nutrire il proprio bambino interiore e ciò significa generarsi come figli, significa in altri termini diventare i propri genitori, creare la distanza di se da se, che in parole povere significa operare quella separazione che sta per autogenerazione.
Forse siamo noi ad avere qualcosa da imparare dai bambini, abbiamo bisogno di recuperare lo sguardo infantile, lo sguardo incantato.
Il bambino nel suo viaggio di esplorazione verso il mondo coinvolge tutti i sensi, tatto, udito, olfatto vista.
Il senso della meraviglia del bambino viene definito da Socrate il segno distintivo del filosofo, ed è in virtù della meraviglia che gli uomini cominciarono ad ammirare il creato.
Il bambino è l’apertura, l’entrata in gioco degli istinti: diventare come bambini significa essere aperti nei confronti degli altri, pur ricordando che i bambini conoscono il dolore e la morte.
Ricordo ancora con vero piacere quel “Hook, Capitan Uncino” di Spielberg dove il grande Robin Williams interpretava un Peter Pan che ormai adulto aveva scordato di saper volare, ma alcune vicissitudini lo riportano nell’ “Isola che non c’è” per essere costretto a riscoprire il potere dell’immaginazione creativa, scopre che se si immagina una cosa intensamente essa diverrà realtà.
Strategia necessaria allora se ci porta a dover compiere un viaggio a ritroso per scoprire il pensiero ricordando che siamo divenuti adulti, ed in questa unione di opposti sta la giusta via e la chiave della saggezza.

Come dice un antico proverbio Zen: “I bambini vedono le montagne, gli adulti non vedono le montagne, i saggi vedono le montagne”.
“Io sono in quella zona tra sonno e veglia, quando ti ricordi ancora i sogni, lì ti amerò, lì è il mondo delle fate.”

Chi vigila sui vigili ??

Ho lavorato per non so quanti anni a Taormina e la cosa che ricordo con più angoscia era quel dover attraversare ogni sera Giardini Naxos, un’odissea infinita dovuta più che altro all’inciviltà della gente.
Solita roba; macchina parcheggiata in doppia fila con immancabile autobus bloccato o qualcosa di simile, il classico testa di cazzo che si ferma per dire qualcosa all'amico seduto al bar, la rimbecillita di turno che cerca una traversina proprio nel tratto di strada dove non ne esistono, solita roba insomma...
Com’era in matematica? La somma di due o più addendi non cambia se a uno o più di essi se ne sostituiscono altri la cui somma è uguale all’addendo sostituito.
Certo, uno si aspetta che in giro ci sia un qualche vigile a dirimere il traffico… ma sinceramente in tutti quegli anni ne avrò intravisto si e no un paio e solo un paio di volte, e si che dal sito del comune risulta che gli agenti in servizio attivo siano 13.
Sarà normale che uno si chieda: Ma gli altri 11… unni minchia su ??
Presto detto, il resto dell’allegra comitiva, se non è in permesso, in ferie, in malattia o in missione segreta è in giro a dare il buon esempio.
La foto sopra ne è un encomiabile dimostrazione di come i tutori della legge si sentano di per se al di sopra della legge, è stata fatta il 25 agosto scorso alle 17:38 all’angolo fra la via Zara e il lungomare Schisò.
Sinceramente non mi sento nemmeno di commentarla, e non perché non abbia voglia di essere offensivo versi questi personaggi.
Però… che bello sapere di doverci dissanguare per fare in modo che oltre la metà del nostro stipendio (per chi ha la fortuna di averlo) serve anche a pagargli lo stipendio.
Ma vaffanculo !!

Ma di mamme quante ce n’è?

Mai mettersi a discutere con un imbecille, prima ti porta al suo livello e poi ti batte per esperienza.
Peggio ancora se l’imbecille in questione sono io.
Non capita di rado per uno con le mie idee e il mio carattere di imbattersi in gente assolutista e dispotica, se a questo poi aggiungiamo tutte quelle sante virtù di cui ogni buon cristiano si arma ecco che abbiamo toccato il fondo.
Ho sempre odiato il buon cristiano, lo ritengo l’essere più viscido e meschino di tutta l’umanità, un essere capace di azioni spregevoli nei confronti dei suoi simili solo perché al contrario di loro lui è l’unigenito figlio di dio, lui può, anzi, deve.
E se per improbabile ipotesi gli capita di “peccare” ha sempre l’opzione del chiedere perdono al suo dio e il conto è azzerato, i punti sulla patente della spregevolezza sono recuperati, qualcosa come la licenza di uccidere di James Bond.
A rigor di logica ogni uomo che abbia almeno due neuroni funzionanti e interconnessi dovrebbe sentire il dovere di non accettare nessun dogma, il cristiano no, lui va oltre, per lui il dogma è un’arma da puntare sul resto del mondo, su tutti quegli uomini che non vogliono riconoscergli lo status di essere supremo, una di queste armi ha spadroneggiato nella mia ultima battaglia, una delle tante Jihad che, non nego, mi diverto a combattere.
Questa volta in trincea c’era un’attempata signora di terza età, una di quelle che in vita ne ha fatte di cotte e di crude e che oggi vuoi perché non potendo più dare cattivo esempio si limita ad importi i suoi preziosi consigli, o vuoi perché sente il bisogno di completare quella tessera punti che le permetterà di vincere un soggiorno in paradiso.
Lo scontro in questione prende il nome di Creazionismo contro Evoluzionismo, eh già… quel “Processo alla scimmia” dopo quasi novant’anni non si è ancora concluso, onore al merito per Santa Romana Chiesa che ha sempre fatto dell’oscurantismo uno dei suoi principali pilastri.
Bisognerebbe avere un interlocutore all’altezza per poter esporre almeno mezzo dato scientifico, mal che vada si ricorre alla sempre pratica reductio ad absurdum.
Sarei figlio di Adamo ed Eva? Bene… mi erudisca la supplico, ho seguito la vicenda sin quando Caino uccise Abele e poi mi sa che mi sono perso il resto delle puntate, che è successo? Deduco che se il suo dio non ha creato altri uomini in qualche modo questi si sono moltiplicati, mi chiedo come però, a sto punto Adamo ed Eva ebbero anche altri figli che necessariamente si son dovuti accoppiare fra di loro, sbaglio o nella società civile questo si chiama incesto? E comunque, a prescindere dalla questione legale o morale, le tare genetiche dove le mettiamo? E’ universalmente riconosciuto che un gruppo così si estinguerebbe nel giro di una decina di generazioni al massimo o sbaglio? Facciamo così… lei si tenga le sue onorevolissime origini fratricide e incestuose, io da parte mia al cambio preferisco essere figlio di una scimmia sporca e piena di pulci.
Una cosa è certa, la chiesa si è sempre preoccupata dell’evoluzione dell’uomo non attraverso la sua cultura ma coltura.

Cercasi sugghiu disperatamente

Ogni popolo che si rispetti basa la sua cultura sulle tradizioni, e in ogni storia delle tradizioni c’è sempre un intero capitolo dedicato a miti e leggende, a volte semirealistiche altre volte esageratamente fantasiose e colorite.
La leggenda del “Sugghiu” fa parte di quelle che a gran voce reclama un suo posto nell’Olimpo delle Minchiate Popolari D.O.C.
Così fra Unicorni, Yeti, Chupacabras, Bigfoot, Mostri di Loch Ness, Lupi mannari e chi più ne ha più ne metta, anche noi Siciliani diamo il nostro piccolo contributo proponendo il nostro mitologico sugghiu, ovvio è che come in ogni leggenda che si rispetti anche in questa le origini si celano dietro una fitta coltre di mistero, ignoriamo dunque se sia una creatura aliena scesa sulla terra per cacciare o peggio ancora sia stata stupidamente dimenticata qui da una qualche navicella spaziale, potrebbe pure trattarsi benissimo di un non meglio identificato animale preistorico che ha seguito un suo ciclo evolutivo atipico e indipendente per arrivare a noi nella sua forma attuale magari dopo millenni di letargo, tutto quello che sappiamo lo dobbiamo solo alle lectio magistralis che l’avvistatore di turno di volta in volta elargisce pazientemente ai comuni mortali.

Le prime apparizioni si perdono nel tempo ma non nello spazio, da quel che risulta pare infatti che il luogo di origine sia stato Torre Archirafi, uno splendido borghetto marinaro a sud di Riposto, per poi diffondersi in tutta quella fascia costiera che va dalla foce dell’Alcantara sino alla Timpa di Acireale.
La descrizione fisica di sicuro fa accapponare la pelle; 1,5 mt. di lunghezza massima per 30/40 cm. di diametro (ma anche 50/60 se chi descrive non si sa limitare), ricorda molto il gongilo (Chalcides ocellatus) (Tiraciatu…) con identica silhouette e andatura sgraziata e serpeggiante, la livrea bruno olivastra atta più al mimetismo che alla segnalazione conferma che vive prevalentemente fra la fitta vegetazione di acquitrini e paludi, la testa piccola e tozza ha tratti somatici umani ma con piccoli occhi scuri e una dentatura che ricorda quella della murena, un vistoso ciuffo di peli sulla nuca a mo’ di criniera completano il quadro.

Il suo verso comunque non ricorda niente di terrestre, una sorta di lamento, un acuto stridolio più che un sibilo. Si nutre di tutto quello che gli capita a tiro; un coniglio, un essere umano o il vostro amato frigo portatile per lui non fanno nessuna differenza, e complimenti per il metabolismo !!

Conosco personalmente diversi contadini che giurano di averlo incontrato ed essersi miracolosamente e rocambolescamente riusciti a salvare e più di un cacciatore con la mira da premio Nobel che pur scaricandogli addosso l’intero caricatore non è riuscito ad ucciderlo, ora mi chiedo… se l’intera umanità rischia l’estinzione grazie a questa creatura infernale, cosa aspettano ancora le istituzioni a mobilitare l’esercito?

E cosa aspettiamo ancora noi ad assoldare un San Giorgio qualunque ??

L’ipocondriaco da competizione

Ricordo che da bambino odiavo a morte le domeniche, era sempre la stessa storia… bagno, vestitino buono, messa e poi rituale visita di cortesia a quel tal parente o quell’altro.
Ed era lì che cominciava il dramma vero e proprio, dopo i mille baci e abbracci di rito a mia madre veniva il lampo di genio di fare la fatidica domanda – come stai?
E vai con una lista di improbabili malanni che non finiva mai per poi chiuderla con – …e come vuole Dio !!
(Cacchio!! E ancora lo adori? Masochista o cosa?)
Oggi, a 40 anni di distanza mi capita raramente di andare dal medico se non per qualche normalissimo disturbo o qualche certificato, ogni volta però è come se fossi uscito un attimo per rispondere al telefono, come se aprendo quella porta aprissi una sorta di varco spazio/temporale, fuori il tempo scorre normalmente, dentro lo studio sono passati solo un paio di minuti, ritrovo sempre le stesse persone con la medesima espressione da cane bastonato e con gli stessi identici discorsi.
La specie stanziale la riconosci subito, abiti mesti avvolgono un corpo già sotterrato, stanno appollaiati alle sedie senza mai appoggiare la schiena, le gambe incrociate sotto e la testa penzoloni da un lato, la mente insegue pensieri lontani e le mani stringono quasi a voler difendere la solita busta di plastica arrotolata sulle gambe, la dentro ci sono sempre le stesse cose per tutti; qualche vecchia ricetta, un paio di scatole di medicinali, un vecchio e consunto libretto della mutua e magari qualche santino che non guasta mai.
Sono del parere che al giorno d’oggi la medicina ha fatto così tanti progressi che oramai nessuno è sano, roba che se non hai nessun malanno te lo inventano loro e se proprio non ci riescono ecco i nemici, i batteri da sterminare col napisan o l’acaro da combattere con le bombe a mano.
Dal dottore è uguale, lì prendi consapevolezza che quelli non hanno nessun malanno, che sono solo dei drogati che aspettano pazientemente la loro dose quotidiana… una medicina, una qualsiasi tanto è uguale, il miracolo avviene comunque, lì vedi tutti belli soddisfatti con la loro ricetta in mano da portare in farmacia, stanno già meglio, sono già guariti, belli aitanti e pimpanti pronti per ritornare l’indomani.
Ma non è quello il nocciolo del discorso, l’ipocondria è da sempre stato uno dei pilastri portanti della nostra società consumistica, una dipendenza da cui le società farmaceutiche traggono enormi profitti.
No, non è tanto quello il nocciolo del discorso quanto quell’assurda competitività che si instaura fra gli astanti delle sale d’attesa.
Anche ad andarci in sedia a rotelle non si avrà mai nessuna patologia che non si possa curare con un semplice shampoo, e magari alla criptonite, vuoi mettere la tua sclerosi con la mia bua al dito?
Che non si risponda mai a chi ci chiede cosa abbiamo, quella non è una domanda ma una trappola, una sfida a duello dove vince chi soffre di più, chi ha subito più disgrazie in famiglia, chi può annoverare nel proprio palmares tre o quattro malattie extraterrestri.
Ti gratti una mano? Stai tranquillo che la signora sulla destra ti dirà che è lì perché sicuramente gli debbono amputare il braccio.
Ti scappa uno starnuto? Quello alla tua sinistra ti confida che potrebbe avere un tumore ai polmoni… Strano che ancora non abbia mai incontrato qualcuno con le stigmate.
- Ma signora, lo sa che ogni volta che respira muore un uomo nel mondo? - Dice che dovrei fare qualcosa per l’alito? - Ma nooo, intendevo che questa è la vita, ci si ammala e si muore in continuazione, è fisiologico, pensi che nella mia famiglia ci ammaliamo e moriamo da generazioni, ne fosse sopravvissuto uno alla vita, non per questo dobbiamo comunque vivere in funzione delle nostre malattie, non ha senso vivere una vita da malati per poi morire sani.
Orecchie da mercante… non si arrendono mica eh, allentano poco poco la presa solo quando notano sgorgare quella tua lacrimuccia di compassione.
Non puoi competere con loro, sono dei professionisti del malanno che bramano solo dolore, l’unica cosa che ti rimane da fare è quella di metterti braccia conserte e subire facendo finta di ascoltarli, che poi volendo è di gran lunga più propedeutico che leggere quel numero di “Grazia” di tre anni fa.
Sono semplicemente fantastici da seguire con le loro sublimazioni di ogni disgrazia come mezzo per raggiungere la venerazione terrena, eterni martiri che si immolano per un bene superiore, a farci caso gli compare anche l’aureola.
Li vedi quasi litigare fra loro su chi sta peggio, li segui con attenzione mentre smontano minuziosamente ogni tesi difensiva della controparte enfatizzando a loro volta il loro caso clinico più unico che raro, si prodigano in veri e propri dibattimenti degni solo di Perry Mason.
E allora ti senti una nullità, tu che non ha mia avuto nessuna di queste rarissime malattie, se mai esistesse come farai ad entrare in paradiso? Cosa scriverai nel curriculum da consegnare a San Pietro?
Nel mio scriverò FANCULO TUTTI.
Fanculo a chi è sempre alla ricerca di un nuovo sintomo da mettere sull’altare.
Fanculo a chi ritiene più importante il proprio raffreddore che la vera sofferenza di qualcun altro.
Fanculo a chi obbliga un padre di famiglia a vendersi casa e culo per far curare il figlio all’estero.

Homo Murmurianum

Antichi ritrovamenti ossei fanno risalire l’origine dell’Homo Murmurianum al Pleistocene, gli antropologi tendono ad ipotizzarne un distacco filogenetico a cominciare da Caino e seguendo Giuda e Ponzio Pilato.
Lasciamo comunque in disparte paleontologia ed etimologia e cerchiamo di capirne alla spiccia il significato della parola. Murmuriari in dialetto Siciliano equivale a mormorare, spettegolare, sparlare, da qui possiamo ben intuire chi è l’Homo Murmurianum e quale sia il suo unico scopo nella vita, perché per lui il murmuriare è più che un semplice passatempo, è una vera e propria missione per cui sacrificarsi con assoluta stoicità, è il suo nutrimento primario.
Di certo, al di là delle sue ataviche origini dovremmo anche inquadrarlo in una qualche categoria attuale, io sinceramente non ci riesco, magari se ne potrebbe aggiungere una a quelle cinque già citate da Leonardo Sciascia nel suo “Il giorno della civetta”: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo , i quaquaraquà, i murmuriatori.
Ecco, credo che possa andar bene, l’accendiamo!!

A volerne stilare un profilo psicologico potremmo dire che il soggetto ha di sicuro avuto un’infanzia difficile, segnata da un padre padrone e una madre apprensiva, una pubertà decisamente repressa e una vita nel suo complesso abbastanza inutile e insignificante, in altre parole una crisalide che non ha mai avuto le palle per uscire dal bozzolo e trasformarsi in farfalla, ma queste sono solo mie ipotesi, vediamo allora di compararle con gli undici indicatori che Kenneth Keniston usa per riconoscere la sindrome dell’alienazione:

  1. Sfiducia: Il murmuriatore ha avuto un’infanzia ed un’adolescenza traumatica ed anche la loro vita da adulti è contraddistinta da una serie di frustrazioni che accumulandosi vanno a creare una condizione di sfiducia sia nei confronti del mondo esterno che nei riguardi delle proprie capacità di adattamento all’ambiente. (e io che ho detto ??)
  2. Pessimismo: Il murmuriatore è convinto di non potersi inserire adeguatamente nella società, per cui sceglie la strada alternativa della devianza. Il pessimismo è dovuto ad un basso livello di autostima.
  3. Ostilità confessa: Il murmuriatore prova rabbia e ostilità verso la società che ritiene colpevole di non offrirgli le stesse opportunità che sono offerte agli altri. Il murmuriare ha quindi un elevato valore simbolico, in quanto non è la singola vittima di turno che si vuol punire, ma la società nel suo complesso.
  4. Alienazione interpersonale: Il murmuriatore ha una grossa difficoltà a stabilire una comunicazione interpersonale soddisfacente. Abbiamo visto come, fin da piccoli, abbiano la tendenza a chiudersi in un loro mondo immaginario, popolato da fantasie, piuttosto che in quello reale fatto di scambi interpersonali.
  5. Alienazione sociale: Il murmuriatore ha una vita sociale estremamente povera proprio a causa della sua scarsa capacità di instaurare legami interpersonali.
  6. Alienazione culturale: Il murmuriatore pur essendo in linea di massima di intelligenza media ha una cattiva riuscita scolastica e il grado di istruzione è in genere medio-basso anche se la sua specie è quella che più di tutte ha ottenuto un numero elevatissimo di lauree Honoris Causa in Criticologia applicata e Processologia spiccia.
  7. Disprezzo si sé: Il murmuriatore ha una bassa autostima e questo fattore è collegato al pessimismo, alla sfiducia ed alla mancanza di un’identità autentica e ben strutturata, mancando questa, o disprezzando quella che ha, cerca un’identità fittizia;
  8. Esitazione: Tutta la vita del murmuriatore è contrassegnata da una mancanza cronica di capacità decisionale.
  9. Subspezione: Il murmuriatore è affascinato dalla psicologia da strada, perché è interessato a sapere come funziona l’uomo e quindi se stesso.
  10. Estraneità: Il murmuriatore è convinto di non appartenere al genere umano, si sente migliore degli altri come nel caso degli egocentrici e dei narcisisti patologici, ma anche incompreso, perché nessuno vuole riconoscere la sua grandezza.
  11. Non strutturazione dell’universo: L’universo del murmuriatore è caotico, manca totalmente di organizzazione ed è come se il soggetto fosse sempre in bilico fra due mondi opposti (reale ed immaginario) che lo trascinano ognuno dalla sua parte.
  12. Mi pare che ci siamo? Andiamo avanti allora…
E’ un antropomorfo con tendenze necrofaghe che non abita nessun biotopo specifico, lo si ritrova praticamente in tutte le fasce sociali sempre pronto a lamentarsi di qualcosa, sempre pronto a giudicare e a sparlare di qualcuno qualsiasi cosa egli faccia e in qualsiasi modo la faccia. Ha sempre qualcosa da raccontare su tutti, delle sue prede conosce vita morte e miracoli e quello che non sa lo aggiunge serenamente di suo senza batter ciglio.
Il murmuriatore ha un innata ostilità verso gli uomini e l’umanità rei di averlo escluso da quello stesso vivere che non ha mai saputo iniziare, probabilmente per averlo troppo idealizzato.
E’ un archivio vivente in aggiornamento costante, fagocita e immagazzina ogni minimo impercettibile avvenimento che raccoglie mimetizzandosi fra le persone comuni.
Animale ectotermo lo si può benissimo scorgere nelle vicinanze di bar o su piazzette assolate, ama riunirsi in branchi con esemplari della stessa specie per scambiare esperienze e informazioni e non di rado lega effimere alleanze per poter sferrare l’attacco ad un qualche nemico particolarmente ostico.E’ un avvoltoio che non scende mai dal ramo, critica l’operato altrui ma non mette mano a niente.

E’ capacissimo di criticare per tutta la vita un tale che ogni mattina incrocia per le scale mentre esce per andare al lavoro senza mai scoprire che gli va a scopare la moglie.
Vorrebbe un mondo migliore ma parcheggia sempre in doppia fila.
Si crede un’aquila… ma in realtà è solo un brutto anatroccolo.

Adoro le cose semplici

Adoro le cose semplici… La confortante apatia di certe domeniche mattina in cui il profumo di caffè si arrampica su quei primi raggi di s...